Con uno sviluppo notevole, gli scienziati hanno dimostrato che una singola iniezione localizzata di un anticorpo ingegnerizzato può indurre la remissione sistemica del cancro in alcuni pazienti. I primi dati dei test clinici, pubblicati su Cancer Cell, rivelano che i tumori non solo si sono ridotti nel sito di iniezione ma sono scomparsi in tutto il corpo in due partecipanti su dodici. Ciò suggerisce un nuovo approccio all’immunoterapia che potrebbe superare i limiti dei trattamenti attuali.
La scienza dietro la remissione sistemica
La terapia è incentrata su un anticorpo riprogettato, 2141-V11, che attiva i recettori CD40 sulle cellule immunitarie. Il CD40 è fondamentale per segnalare al sistema immunitario di attaccare i tumori, ma le precedenti terapie con CD40 causavano gravi effetti collaterali a causa della diffusa attivazione immunitaria.
Il team di Ravetch della Rockefeller University ha superato questa sfida modificando l’anticorpo per legarlo in modo più efficace al CD40 e, soprattutto, somministrando il farmaco direttamente nei tumori. Questo approccio localizzato riduce al minimo la tossicità massimizzando la risposta immunitaria. L’anticorpo modificato innesca un’intensa reazione immunitaria all’interno del tumore, reclutando cellule immunitarie che poi si diffondono in tutto il corpo per sradicare metastasi a distanza.
Risultati dello studio: effetti sistemici inattesi
Lo studio di fase 1 ha coinvolto pazienti con melanoma avanzato, carcinoma a cellule renali e cancro al seno. Sei pazienti su dodici hanno manifestato una significativa riduzione del tumore. Due hanno raggiunto la remissione completa, con la scomparsa di tutti i tumori rilevabili. Sorprendentemente, questa risposta sistemica si è verificata anche quando è stato iniettato un solo tumore.
“Vedere queste riduzioni significative e persino la remissione completa in un sottogruppo così piccolo di pazienti è davvero notevole”, afferma il dottor Juan Osorio, autore principale dello studio.
Campioni di tessuto provenienti da tumori trattati hanno mostrato la formazione di strutture linfoidi terziarie (TLS), cluster organizzati di cellule immunitarie che migliorano l’immunità antitumorale. Questi TLS sono stati riscontrati sia in tumori iniettati che a distanza, confermando l’effetto sistemico. La terapia sembra “trasformare” l’ambiente del tumore, sostituendo le cellule cancerose con cellule immunitarie.
Perché è importante: superare le barriere dell’immunoterapia
L’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento del cancro, ma funziona solo per una frazione di pazienti (tipicamente il 25-30%). Questo perché non tutti i tumori sono sensibili e, anche quando lo sono, il sistema immunitario potrebbe non fornire una risposta sufficientemente forte.
L’approccio localizzato dell’agonista CD40 può risolvere entrambi i problemi. Concentrando l’attacco immunitario nel sito del tumore, supera i meccanismi di resistenza. La diffusione sistemica suggerisce che una volta che il sistema immunitario è attivato in una sede, può identificare ed eliminare le cellule tumorali altrove.
Prove future e approcci personalizzati
Sono attualmente in corso studi più ampi di fase 1 e fase 2, che coinvolgono quasi 200 pazienti con tumori della vescica, della prostata e del cervello. I ricercatori stanno analizzando il motivo per cui alcuni pazienti rispondono mentre altri no. I primi dati suggeriscono che un’elevata clonalità delle cellule T all’inizio del trattamento può essere un fattore chiave.
L’obiettivo finale è identificare i biomarcatori che predicono la risposta e perfezionare la terapia per convertire i non-responder in responsivi. In caso di successo, questo approccio potrebbe trasformare il trattamento del cancro rendendo l’immunoterapia efficace per una gamma molto più ampia di pazienti.
Questa svolta rappresenta un significativo passo avanti, offrendo una potenziale soluzione a una delle più grandi sfide dell’oncologia moderna: sfruttare tutta la potenza del sistema immunitario per sconfiggere il cancro.






























